19
giugno
2008

In riferimento al comunicato stampa sulle “sottozone per il Sangiovese di Romagna” veicolato in questi giorni dall’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio e territori limitrofi e ad alcuni articoli comparsi sui media prendendo spunto da tale comunicato, il CONSORZIO VINI DI ROMAGNA vuole fare alcune necessarie precisazioni.

Innanzi tutto l’identificazione delle “sottozone” del Sangiovese, che saranno chiamate “menzioni geografiche aggiuntive”, non sono ancora state individuate/formulate. Infatti, all’interno del Consorzio Vini di Romagna c’è una commissione specifica di esperti che sta lavorando in questa direzione ma non c’è ancora nulla di definitivo. Quindi parlare già di sottozone riportanti in nomi delle aree geografiche (Predappio, Bertinoro, Faenza, Imola e Alta Riminese, come indicato nel comunicato dell’Associazione) è quantomeno prematuro.

La volontà del Consorzio Vini di Romagna è sicuramente quella di poter caratterizzare i propri vini attraverso le “menzioni geografiche aggiuntive” e di farlo in tempi rapidi. Però occorre compiere tutti i passi necessari perché questa operazione possa dare i risultati sperati in un’ottica dell’innalzamento del livello qualitativo dei prodotti e di conseguenza di maggiore riconoscibilità ed attrattività per il mercato.

Iniziative dei singoli produttori, volte ad anticipare i tempi tecnici necessari a questa importante operazione di valorizzazione del Sangiovese di Romagna, sono però controproducenti in quanto ingenerano confusione fra gli altri produttori soci del Consorzio e anche nei consumatori. E questa confusione, ovviamente, non è di aiuto per l’attività di promozione dei vini romagnoli.


19
giugno
2008

PREDAPPIO – La Rocca è pronta a riaprire i battenti dopo il lungo restauro. Il simbolo storico del paese diventerà, dalla fine di luglio, la ‘casa’ del sangiovese, con la nuova gestione dell’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, guidata da Giuseppe Nicolucci. Sarà una vetrina per i prodotti tipici del territorio ed un luogo, non solo per conoscerli, ma anche per assaggiarli ed acquistarli. Un rilancio turistico della Predappio enogastronomica.

Inizialmente resterà aperta il sabato e la domenica, sperando in buon afflusso, che potrebbe prolungarne l’apertura.


17
giugno
2008

VERONA (Reuters) – Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha detto oggi che presto incontrerà l’ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli per illustrare i nuovi provvedimenti presi a tutela della qualità del Brunello di Montalcino nel tentativo di convincere le autorità americane a non bloccare le importazioni del famoso vino toscano.

In seguito all’apertura di un’inchiesta della magistratura sul Brunello, che si sospetta in alcuni casi fosse prodotto con uve diverse dal Sangiovese, il mese scorso le autorità Usa hanno minacciato di bloccare le importazioni se entro il 23 giugno non si fosse provveduto a dare garanzie sul contenuto delle bottiglie commercializzate negli Stati Uniti.

“La vicenda Brunello è tutt’altro che conclusa. Incontrerò l’ambasciatore Usa Spogli e cercheremo di fornire ulteriori garanzie precisando che chi le fornirà sarà un comitato di saggi”, ha detto Zaia ai giornalisti, a margine di un incontro con i rappresentati dei pescatori. “Spero che ciò scongiuri il blocco delle importazioni dall’Italia”, ha aggiunto.

La settimana scorsa, il ministro ha creato un comitato di tre esperti indipendenti che avranno il compito di analizzare il Brunello prodotto e certificarne la composizione in modo da evitare che siano utilizzate uve diverse da quella ammessa nel disciplinare.

“Se i produttori di Brunello si fossero adoperati prima per recepire gli uvaggi nei loro disciplinari oggi sarebbero totalmente regolari”, ha detto Zaia.


14
giugno
2008

La nuova struttura, realizzata a Collevalenza di Todi dalla Tiesse Holding, che ha investito nell’operazione 3 milioni di euro, punta ad intercettare il mercato dell’enoturismo in continua espansione

La struttura di 2.500 metri quadrati, voluta dall’imprenditore Stefano Todini, è stata disegnata da un architetto di fama internazionale come Massimo Papiri, interior designer che ha curato la realizzazione della sala degustazione, mentre il progetto complessivo è stato firmato dall’architetto Maura Franciosa.
La cantina è di proprietà dell’Agricola Todini, una delle società di punta della Tiesse Holding, il Gruppo che raccoglie le aziende di famiglia del settore turistico ed agroalimentare.
La nuova struttura può contare su 300 ettari di seminativi e 70 di vigneti e garantirà, entro i prossimi anni, una produzione complessiva di oltre 500.000 bottiglie l’anno, che contribuiranno a farne una delle più importanti realtà vitivinicole dell’Umbria. L’investimento di Todini supera i 3 milioni di euro.

La Cantina Franco Todini produce 5 diverse etichette: il Bianco del Cavaliere – Grechetto di Todi DOC Colli Martani, che nasce da un antico vitigno proveniente dalla Magna Grecia e importato in Italia dagli Etruschi; e 2 rossi, il Nero della Cervara – Igt Umbria, vino di punta prodotto in produzione limitata e il Rubro – Sangiovese DOC Colli Martani. A questi si aggiungono il Tìaso – rosso Igt Umbria ed Eteria – Grechetto Igt Umbria, vino aromatico dai profumi complessi.

Con l’apertura della nuova struttura, il marchio Todini punterà non solo ad imporsi nella produzione di vino di qualità, ma anche ad offrire servizi alternativi per i turisti. Nella Cantina, infatti, sarà possibile degustare i prodotti dell’azienda, visitare la bariccaia, assistere a concerti e mostre d’arte, ma anche seguire tutte le fasi di lavorazione del vino. “Noi – spiega Stefano Todini – intendiamo rivolgerci ad un nuovo tipo di turismo, quello dei prodotti tipici e del territorio, che rappresentano un elemento fondamentale del Made in Italy”.
Tra vigneti e Relais, la Tiesse Holding punta a conquistare il mercato dell’enoturismo, oggi in grande espansione. Si parla di un bacino potenziale di 4 milioni di turisti. Il tutto per un fatturato di ben 2,5 miliardi di euro. In Italia, dal 1993 ad oggi, si è passati dalle 25 cantine aperte al pubblico alle 12.000 che sono attualmente visitabili, di cui però solo il 10% attrezzate anche per l’accoglienza (fonte GoWine Bocconi 2007).

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14
giugno
2008

Novità per il vino de I Cesaroni: ad impreziosire la bottiglia e il sapore del senz’amarezza arriva il Korked, il tappo che respira

Il vino senz’amarezza della Cantina Cerquetta dei castelli romani, nato per promuovere la serie tv I Cesaroni, ha conquistato il pubblico e a due mesi dalla sua nascita è uno dei vini più graditi sulle tavole dei telespettatori.

Dal 15 maggio in commercio ci saranno le nuove bottiglie del senz’amarezza. La novità consiste nel tappo «KORKED», il tappo col buco o se si preferisce il tappo che respira, distribuito in esclusiva per l’Italia da OliverOgar sarà presente sulle bottiglie.

Il successo del bianco «Frascati Senz’amarezza Doc Superiore» e del rosso «Lazio Rosso IGT Senz’amarezza» con base di merlot-sangiovese è testimone della vincente formula » familiare», semplice e genuina della Famiglia Cesaroni e rispecchia esattamente ciò che i telespettatori desiderano.

Korked è l’unico tappo realizzato con un processo industriale che ha fatto propri tutti i vantaggi del sughero eliminando, però, i difetti intrinsecamente legati alla naturalità, come le ossidazioni non controllabili e l’odore di tappo.
Korked è prodotto con materiali sintetici di altissima qualità, per alimenti, e non attaccabili dalle muffe che producono il TCA (tricoloranisolo, sostanza responsabile dell’odore di tappo e del gusto anomalo) e tali da garantire performance costanti nel tempo.

Ma la vera innovazione tecnologica del tappo-col-buco risiede nella membrana permeabile ai gas che Korked racchiude al suo interno e che consente la microssigenazione controllata, aiutando l’affinamento del vino e il mantenimento della qualità. Il foro che attraversa il tappo e rende Korked immediatamente riconoscibile agevola lo scambio dell’aria attraverso la membrana, assicurando, inoltre, elasticità e aderenza alla chiusura.
I vantaggi per la qualità del vino sono ampiamente dimostrabili e confermati anche dai più tenaci difensori della «sacralità» dei prodotti naturali.

Oggi, il vino di qualità è più che mai un prodotto «tecnologico» e l’industria italiana ha fatto passi da gigante nel settore, ne è testimone il senz’amarezza che non solo ha spontaneamente rivalutato il territorio agroalimentare dei castelli romani e l’enologia laziale ma grazie al tappo Korked ha saputo essere il precursore di future tecniche di innovazione.


14
giugno
2008

Perfect italiano prodotta in Australia o al tiramisu’ con mascarpone del Wisconsin. E se per innaffiare il pasto i falsi “doc” in bottiglia non mancano (Dolcetto, Barbera, Sangiovese e Amarone australiani, Chianti, Sangiovese, Refosco, Barbera, Barolo californiani, ma anche Sangiovese e Chianti in fiasco con tanto di tricolore fatti in Argentina), a concluderlo per digestivo c’è la Grappa ottenuta in Sud Africa o il Marsala argentino.


14
giugno
2008

(AGI) – Roma, 14 mag. – Con un quarto della produzione totale di Brunello che viene spedito negli Stati Uniti per un valore di oltre 30 milioni di euro occorre fare al piu’ presto chiarezza per dare la possibilita’ ai consumatori americani di continuare a gustare il prestigioso vino. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la lettera dell’US Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (Attb) del 9 maggio con la quale si chiede alle autorita’ doganali americane di bloccare dal 9 giugno le importazioni, a meno che non siano accompagnate dalla certificazione dell’analisi di laboratorio o da una dichiarazione del Governo italiano che si tratta di vini prodotti esclusivamente con uve Sangiovese, come previsto dal disciplinare del Brunello. L’Autorita’ statunitense – riferisce la Coldiretti – chiede di conoscere i nomi, le aziende e le etichette coinvolte nell’indagine sul mancato rispetto del disciplinare di produzione, che coinvolge una decina di imprese, anche per l’impiego di uve diverse dal sangiovese e sottolinea che una volta che saranno forniti questi nomi si potra’ ridimensionare la richiesta per il blocco alle aziende e alle annate coinvolte. Ci sono – sostiene la Coldiretti – le condizioni per superare l’attuale fase di incertezza con la trasparenza e ridare tranquillita’ agli operatori e ai consumatori per evitare danni di immagine in un settore che svolge una funzione da traino per l’intero Made in Italy in Italia e all’estero. La rapidita’ delle indagine in corso da parte della magistratura e’ il miglior antidoto per chiudere le porte alla cultura del sospetto su un prodotto che rappresenta un patrimonio di immagine e reputazione del sistema Italia. Con un giro d’affari di oltre 120 milioni di euro, 247 produttori e sette milioni di bottiglie vendute ogni anno per il 62 per cento all’estero, il Brunello di Montalcino e’ considerato – continua la Coldiretti – un simbolo del vino italiano nel mondo. Il 25 per cento della produzione totale di Brunello e’ assorbito dagli Stati Uniti, seguiti dalla Germania (9 per cento), dalla Svizzera (7 per cento), dal Canada (5 per cento), dall’Inghilterra e dal Giappone (3 per cento). Una crescita si registra anche in mercati emergenti come sul fronte asiatico dove Cina, India e Corea hanno raddoppiato la domanda negli ultimi due anni. Il distretto di Montalcino, che oltre al Brunello produce anche il Rosso, il Moscadello e i vini di Sant’Antimo, conta complessivamente – conclude la Coldiretti – su 3.500 ettari di vigneto che sono un autentico ‘tesoro’ poiche’, dal 1967 ad oggi, si e’ avuta una crescita del 2.000 per cento del valore degli ettari coltivati a Brunello: la quotazione di un ettaro di vigneto di Brunello, secondo un’indagine effettuata dall’Istituto nazionale di economia agraria, si attesta oggi sui 350.000 euro anche se, i valori possono salire fino a 500.000 euro. (AGI)


14
giugno
2008

IL VINO Paterno 2005 Azienda Trappolini, via del Rivellino, …

IL VINO
Paterno 2005
Azienda Trappolini, via del Rivellino, 65, 01024 Castiglione in Teverina (VT); 0761 948381; Valutazione 5 Grappoli; Vino eccellente; In cantina; Godibile sin d’ora e per i prossimi 3-5 anni; Tipologia: Rosso Igt; Uve: Sangiovese 100%; Gr.

13%; Euro 12. Piccolo prezzo e grandissimo vino, e non è tutto qui, anche se sarebbe già un punto d’arrivo. Trappolini in una cinquantina d’anni ha messo insieme un corredo di prim’ordine attraverso il quale ottiene una gamma che contribuisce decisivamente a tenere alta la bandiera dell’enologia regionale. Più con i rossi che con i bianchi, fatto già curioso che lo diventa ancor di più perché vale anche per il dolce Idea (da uve Aleatico); la punta di diamante rimane comunque il Paterno, da Sangiovese, rubino vivissimo, profumato di ciliegie in confettura, tamarindo, caffè in grani, pot-pourri, con una delicata e raffinata impronta fumé. All’assaggio propone una struttura articolata e un corpo compatto e frusciante come seta, attraversato da guizzi minerali e accarezzato da tannini perfettamente estratti. Passa due anni in legno, tra grande e piccolo. Benissimo con la faraona in tegame.
L’OLIO
Extravergine di oliva Carventum
Azienda Oscar; Località Basso Le Case, 2; 04010 Rocca Massima (LT); 06 9664883; www.frantoiooscar.com; Valutazione 4 Gocce; Olio di gran livello e spiccato pregio; Tipologia: Extravergine; Cultivar: Itrana 100%; Euro 12 (0,750 l). Le famiglie Priori e Del Ferraro sono protagoniste di una tradizione olivicola secolare. Tre lustri or sono danno vita a quest’azienda nel Basso Lazio, sui pendii dei Monti Lepini, attorno ai 400 metri di altitudine. La produzione si fonda sulla varietà che trova qui la sua terra d’elezione e che prende nome dal comune di Itri, sul litorale pontino. Il Carventum è di un luminosissimo verde oliva striato d’oro; l’esuberanza dell’espressione olfattiva lascia spazio a suggestioni di erba falciata, pomodoro verde, rucola, salvia e un soffio floreale. All’assaggio è materia fitta, tendenzialmente equilibrata, con piacevolissimi ritorni amarognoli e appena pepati che segnano il lungo finale. Olive raccolte ancora verdi, da piante disposte in modo da condurre agevolmente le operazioni con sistemi meccanizzati. Personalità spiccata che si esalterà su una bistecca di bufalo.
RISTORANTE
Baby dell’hotel Aldrovandi Palace
Via U. Aldrovandi 15, 00197 Roma; Tel. 06 3216126; www.aldrovandi.com; Valutazione 3 Tastevin; Ristorazione elevata e luoghi particolarmente accoglienti; Chiusura: lunedì; Ferie: 14 giorni a gennaio; Etichette: 400.
La cucina mediterranea «firmata» Alfonso Iaccarino da Massa Lubrense è arrivata a Roma e ha «irretito» nelle sue maglie una folta schiera di buongustai. In sale eleganti arredate in stile molto cool o nel luminoso dehors si gustano piatti ricchi di profumi e sapori del Sud. Il tutto si trova immerso in una cornice d’eccezione, tra la verdeggiante Villa Borghese e le bellezze storico-artistiche di Valle Giulia e Galleria Borghese.


14
giugno
2008

Da anni gestisce una delle enoteche più famose in città: Marco Nannetti, davanti ad un buon bicchiere di rosso, racconta le abitudini “etiliche” dei bolognesi. E di Cantine Aperte dice: “non ci porta tanti benefici”

“Benvengano manifestazioni che ogni anno portano moltissimi visitatori nelle cantine di tutt’Italia. Il vino è sempre più motore turistico, tante persone hanno l’occasione di incontrare un mondo nuovo, fatto di storia, persone, angoli di territorio che altrimenti rimarrebbero sconosciuti”. Marco Nannetti, proprietario dell’Enoteca Italiana di Via Marsala, non spende solo parole d’elogio in favore di appuntamenti come “Cantine Aperte”: “per noi addetti del mondo enologico non porta poi così tanti benefici”.
Si riferisce a una vecchia questione, quella del prezzo che deve avere la bottiglia dal produttore. A differenza di regioni come Toscana, Piemonte, Alto-Adige, dove è stato trovato un accordo tra viticoltori e rivenditori che permette di avere lo stesso prezzo in cantina e in enoteca, l’Emilia Romagna sembra ancora distante da una soluzione. “Non puoi vendere due volte il vino. Non puoi, in cantina, durante manifestazioni come quella di domenica prossima, vendere a meno che al dettaglio” accusa.
L’abbiamo incontrato tra le milleottocento etichette della sua enoteca, ordinatamente divise per provenienza regionale, per parlare di manifestazioni promozionali come “Cantine Aperte” e ci ha offerto un’interessante interpretazione di gusti e modi di “vivere il vino” dei bolognesi.
Ha cominciato a lavorare con il padre a ventun’anni. A ventiquattro è stato il miglior giovane sommelier d’Italia e quest’anno festeggia i venticinque anni di attività. Nannetti è uno che di vino ne sa, e parecchio. Famoso per il suo talento da esperto dell’enologia all’ombra delle due torri, come della Tour Eiffel. Ha ricevuto infatti numerosi riconoscimenti anche all’estero. Nel 2005, per esempio, superata una selezione a cui hanno partecipato cinquemila enotecari indipendenti, la sua appassionata descrizione del Barolo alla giuria dell’importante concorso Laurent Perrier, unico italiano in finale, gli è valsa il terzo posto. “Il Barolo è l’inimitabile, l’inconfondibile, il longevo, non ti tradisce quasi mai. E’ bello perché è brutto. Sa di Langhe, sa di nebbia, sa di terra da tartufo. Nei colori è grezzo, miscela un giallo caldo e solare all’arancio bruciato del terriccio. Può essere vecchio di trent’anni e invece è vivace come un bambino. Il Barolo è unico perché è come un libro aperto, e a ogni pagina sfogliata regala un profumo e un’emozione diversa”. Non ci si sorprende che Nannetti sia così stimato in Italia e all’estero: nel decantare il suo vino preferito, la descrizione è fatta da un uomo che ha negli occhi la luce di chi ama profondamente il proprio lavoro.
Ci spiega anche che Bologna è un mercato strano, “non avendo un vino che ama in maniera particolare, è sempre stata considerata un terreno di conquista, di sperimentazione per gran parte delle maggiori aziende vinicole di tutta Italia”. Questo accade perché l’Emilia Romagna è famosa più per la sua tradizione di “cucina materna” (tortellini, ragù, tagliatelle, lasagne) che per il vino, con le eccezioni di Lambrusco e Sangiovese.
E se in tutta Italia dilaga la moda dei superalcolici, il piacere di bere vino tra i giovani bolognesi sembra consolidarsi. “Quando ho aperto il bancone, nel 1994, molti colleghi erano scettici. Pensavano che senza avere in listino anche i cocktails avremmo chiuso in poco tempo”. Ma, negli anni ’90, la passione per il nettare degli dei ha lentamente conquistato Bologna. I wine-bar oggi sono una decina, le enoteche una quarantina. Il vino ha trovato dunque un nutrito gruppo di fedelissimi estimatori.


14
giugno
2008

PREDAPPIO – Arte e vino, colori e sapori, creatività e territorio in mostra a Predappio. La collettiva, organizzata dal Comune di Predappio in collaborazione con l’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio e territori limitrofi e grazie al contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, raccoglie opere dei dieci artisti che già nel settembre 2007 hanno dato vita a una prima mostra dedicata al vino durante la scorsa edizione de “I tre giorni del Sangiovese”.

La mostra 2008 “Dieci Artisti per Enoarte” curata dal prof. Enzo Dall’Ara, comprende un’ottantinadi opere, tra dipinti e sculture, di alcuni degli artisti più noti e apprezzati del nostro territorio: Ugo Pasini, Alfonso e Nicola Vaccari, Mario Di Cicco, Stefano Mercatali, Franca Faedi, Leonardo Poggiolini, Patrizia Boschi, Cristina Brunacci, Nerino Tarroni e Piero Strada.

Le opere, circa il triplo rispetto a quelle esposte a settembre 2007, saranno esposte a Predappio, questa volta nella prestigiosa sede espositiva di Casa Mussolini, che in una veste inedita, si apre all’arte contemporanea, all’interno di un percorso di recupero di questo luogo avviato recentemente che ha l’obiettivo di farlo diventare un importante spazio espositivo in cui ospitare eventi culturali di alto livello, non esclusivamente legati alla storia e alla cultura del Ventennio.

In tale prospettiva si

inserisce coerentemente questa mostra che, partendo dalla felice esperienza de I tre giorni del Sangiovese, ripropone il matrimonio fra l’arte ed il vino (in questo caso il Sangiovese, prodotto tipico per eccellenza del terroir predappiese) attraverso l’esposizione delle opere – alcune delle quali a tema – dei 10 artisti romagnoli uniti sotto il comune denominatore del vino, gli stessi artisti che già, in occasione dell’ultima edizione della manifestazione, avevano abbinato il loro nome alle cantine dell’Associazione di Predappio esponendo alcune delle loro opere nelle nicchie del loggiato di piazza Garibaldi insieme ai migliori sangiovesi del territorio

“Il vino, liquore poetico della terra, rallegra il cuore dell’uomo, liberandolo dalle costrizioni esistenziali e dalle maschere dell’apparire. – commenta Enzo Dall’Ara, curatore della mostra. – In questa proiezione dionisiaca, esso diviene l’elemento eletto che consente alla verità di emergere, di fluire senza il vincolo di etichette e reticenze; si può, perciò, affermare che esso rammenta il percorso creativo dell’arte, sicché anche nell’arte stessa alligna la verità, quella verità di vita, di passionalità, di condivisione interiore e corale che scaturisce dal connubio fra natura e uomo, fra doni della natura e doni dell’uomo.”

Sabato 24 maggio alle ore 18.30 all’interno di Casa Mussolini sarà proprio il Sangiovese di Predappio a fare da filo conduttore all’inaugurazione “Dieci Artisti per EnoArte”, con un percorso di degustazioni dei migliori prodotti del territorio a disposizione dei visitatori della mostra.