NTESA SUL BRUNELLO, URSO: SCAMPATO PERICOLO

NEW YORK – Il Brunello può continuare a entrare negli Usa senza problemi. Unico requisito è che – secondo quanto si apprende – ogni partita sia accompagnata da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si affermi che il prodotto venduto negli Usa è uguale a quello commercializzato in Italia.

L’accordo raggiunto fra le autorità italiane e quelle americane non è ancora stato formalizzato, ma ha permesso la non entrata in vigore del blocco delle importazioni statunitensi di Brunello a partire dal 23 giugno, così come era stato minacciato dagli Usa. La ‘battaglia’ italo-americana sul Brunello è nata in seguito all’inchiesta della magistratura su aziende produttrici che avrebbero violato il Disciplinare di produzione.

“Scampato pericolo per il Brunello. C’é una via d’intesa che ha fatto sì che non scattasse il blocco dell’import” spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione dell’International Summer fancy Food & Confectionary Show, la più importante fiera del settore alimentare negli Stati Uniti. La svolta nella partita Brunello ci sarebbe stata nel corso del vertice Fao agli inizi di giugno, con l’incontro fra il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, e il suo omologo americano Ed Schafer.

Nei giorni seguenti gli ispettori statunitensi dell’Attb (Alcohol and Tobacco tax and trade bureau) sono giunti a Roma dove hanno incontrato Zaia e dirigenti del ministero dell’Agricoltura per fare il punto sui controlli del vino destinato all’export americano. I funzionari dell’ente federale statunitense si sono poi recati a Montalcino, per un incontro con i rappresentanti del Consorzio di Tutela del Brunello. L’accordo raggiunto – secondo quanto si apprende – prevede che le partite di Brunello con destinazione Usa siano accompagnate da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si dichiari che il prodotto venduto negli States è uguale a quello venduto in Italia. I controlli sul Brunello sarebbero poi stati affidati a una commissione esterna, e non più al consorzio all’interno del quale si sarebbe avviata una discussione sulla possibilità o meno di rivedere il Disciplinare di produzione. In particolare sarebbe allo studio la possibilità di inserire una dicitura con la quale si affermi che uno scostamento del 5-10% è tollerato. L’indagine della magistratura è infatti nata intorno all’ipotetico utilizzo di una piccola percentuale di uve non Sangiovese per produrre il blasonato vino italiano.

(ansa)

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