Trenta aziende vitivinicole dell’entroterra riminese con i vini Doc Colli di Rimini e Doc Sangiovese di Romagna, 10 postazioni di sommelier, 20 stabilimenti balneari coinvolti, dal Bagno 9 al Bagno 28 di Marina Centro di Rimini, un chilometro di assaggi, di spettacoli, una tempesta di vino (pirotecnica) per il gran finale e i piedi nell’acqua con la fanfara. Questo, ed altro ancora, sarà “P-assaggi di vino” sulla riva del mare, venerdì 18 dalle 21,30 alle 24.
In questo contesto si articolano le iniziative promosse dalla Provincia: ampliamento delle doc,da 5 (rosso, bianco, rebola, cabernet sauvignon, biancame) a 7, con l’aggiunta del sangiovese e dello chardonnay; l’azione di contrasto agli arricchimenti e la tutela del vino
di collina; la valorizzazione dei vitigni autoctoni; l’affermazione del RiminiWineStyle: dalla partecipazione al Vinitaly fino ai Vini della Notte Rosa. Ed ancora Calici di Stelle, Cantine Aperte, Capodanno del Vino, Profumo di Sangiovese, la Sagra dell’Uva e Genuvino, rivolto all’orientamento al consumo dei giovani.
Il decreto appena firmato riapre le porte del mercato americano
Tutti si chiedono se il consorzio deciderà di cambiare il disciplinare
MONTALCINO - Ore 11,30: tra le vigne e il cielo, a mezzo chilometro dal paese del vino, del miele e un tempo anche del Pci, nel caldo cattivo sta sventolando la bandierona della Lega.
Sono arrivati da tutta la Toscana («Io da Livorno, deh» dice il più bassino del gruppo), per tifare Luca e brunello, e per piantare il vessillo padano tra i filari della bella Montalcino.Sono un pugno di uomini. Ma ci sentono da morire. E quando davanti all´entrata della tenuta Costanti Colle al Matrichese sfila l´auto blu del ministro Luca Zaia, scattano gli applausi e, in tanti, scattano pure sugli attenti. E´ lui, il giovane uomo forte da Conegliano, completo blu sfiancato e pochette verde padania che spunta di un soffio dal taschino, colui che dopo lo scandalo del sangiovese tagliato e taroccato annunciò «Ci penso io», a presentarsi qui tra le colline insieme all´ambasciatore Usa Ronald Spogli, per annunciare al mondo che tra il brunello e gli Stati Uniti la pace è fatta e che tutti, produttori, lavoratori e bevitori, adesso possono stare tranquilli. Sì. Come recita il decreto appena firmato dallo stesso Zaia, a controllare che al marchio Docg corrisponda il cento per cento di uva sangiovese da ora in poi ci penserà il ministero delle politiche agricole e non più il consorzio dei produttori. L´Icq (istituto controllo qualità), organo dipendente dal ministero, rilascerà una dichiarazione a seguito di richiesta da parte delle ditte che esportano il vino negli Stati Uniti. Caso chiuso, quindi. Scongiurato il pericolo di blocco delle esportazioni negli States. E anche quello di discorsi formali ad alto rischio noia.
Zaia, infatti, taglia cortissimo. «Dalle mie parti si dice: salami lunghi, prediche corte». Meglio così. «Ma è giusto ribadire – dice il ministro – che per la vicenda brunello non si è mai parlato di messa a repentaglio della sicurezza alimentare: qui in Italia la sicurezza alimentare è di casa. Ma questa storia rischiava di innescare un effetto domino pericoloso, anche perché la concorrenza internazionale era già pronta a inserirsi e a conquistare terreno. Vorrei ricordare a tutti che l´Italia, con i suoi quarantanove milioni di ettolitri, è il primo produttore del mondo. La Francia la segue con 46».
E qui, davanti alla classifica, scatta l´applauso agro-patriottico. Compreso quello del rinato sindaco di Montalcino Maurizio Buffi, un democratico Docg venuto a rendere omaggio al padano Docg pure lui, il ministro che ha piazzato un bel colpo in trasferta, visto che sta parlando da vincitore davanti a una bandiera con Alberto da Giussano nella regione che frulla da sempre tra le mani del nemico. Sintetico anche l´ambasciatore Spogli: «Sono lieto che la questione si sia conclusa con ragionevolezza e in tempi brevi. La qualità del brunello non è mai stata messa in discussione e sono sicuro che questo vino continuerà a essere simbolo di eccellenza italiana nel mondo». Poi entrano un paio di avvenenti signore o signorine con due bottiglioni immensi di brunello tra le braccia. Il ministro e l´ambasciatore sorridono mentre abbrancano i simpatici gadget da venti litri l´uno e da chissà quanti euro, e si fanno fotografare mentre gli invitati al miracolo intitolato «brunello, rialzati e cammina», si scaraventano accaldati verso il buffet. «Non sono un leghista, ma quello che ha fatto per noi questo ministro è davvero importante. Tra l´altro è venuto fin qui e per di più con l´ambasciatore americano», dice a mezza voce uno dei 256 produttori di brunello, un giovane elegante che prega gentilmente di restare anonimo. I 7 milioni di bottiglie prodotte annualmente (di cui il 60 per cento esportato) andavano salvate. Sì, certo, con gli Usa tutto ok. Ma c´è sempre un´inchiesta per truffa in commercio che riguarda quei tredici produttori accusati di aver tagliato con uve di altra provenienza la produzione del 2003. Ieri mattina, prima di salire a Montalcino, Zaia ha incontrato a Siena il procuratore Nino Calabrese. «Per correttezza gli ho sottoposto il decreto prima che diventasse pubblico e, nel pieno rispetto del suo lavoro, ho chiesto velocità nella risoluzione della vicenda».
Ora tutti si chiedono se prima o poi il consorzio deciderà di cambiare il disciplinare. In futuro, qualche taglio di merlot o di altre uve potrebbe diventare la regola, insomma. «Su questo non decido certo io», dice Zaia. Già, queste scelte spettano all´assemblea dei produttori. Ma è presto per avere risposte su questo argomento. Ora, per quelli del consorzio del brunello, è il momento per tirare un bel sospiro di sollievo. E per i tifosi di Zaia quello di rimettersi in viaggio dopo la vittoria in trasferta. Le bandiere vengono ripiegate e infilate nel bagagliaio. Arrivederci a tutti, i leghisti vanno via felici e soddisfatti: «Grande Luca, bene così. Ma ora si va via. S´ha anche fame, deh».
«Ho appena firmato un decreto che ho preparato lavorando fianco a fianco con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Ronald Spogli: sarà il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, attraverso l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità, a verificare e ad attestare la tracciabilità delle partite di vino Brunello di Montalcino destinate agli Usa. Abbiamo concordato un sistema di certificazione riconosciuto dall’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino». Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia ha voluto andare a Montalcino, insieme con il rappresentante del governo di Washington nel nostro Paese, per annunciare che la querelle sul Brunello, già disinnescata un mese fa evitando il blocco delle esportazioni di Brunello negli Usa e scongiurando la perdita di un mercato da 30 milioni di euro, è definitivamente chiusa. Lo strumento è appunto un decreto legge con cui il ministero delle Politiche agricole si assume il compito di garante dei 7 milioni di bottiglie di Brunello di Montalcino che sono vendute nel mondo.
Tutto era cominciato a fine marzo con un’indagine su alcuni produttori che avrebbero utilizzato altri vitigni non rispettando il disciplinare del Brunello che prevede l’utilizzo al 100% di uve Sangiovese. «Ho voluto affrontare questa vicenda personalmente, forse anche in maniera energica – ha ribadito Zaia – ma l’ho voluto fare con il massimo rispetto per il Consorzio e per i 256 produttori di questo grande vino. Con la costituzione del Comitato di garanzia, poi, abbiamo voluto dire che, anche sul fronte dei controlli, il ministero c’è e non si tira indietro».
In pratica i produttori di Brunello, oltre a dover continuare a sottoporsi ai consueti controlli del Consorzio di tutela, per esportare negli Stati Uniti d’ora in poi dovranno ottenere una specifica dichiarazione di conformità, riconoscibile anche da organismi internazionali, che sarà rilasciata dall’ufficio di Firenze dell’Ispettorato per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari del ministero.
Le province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna hanno deliberato con atto di giunta l’adesione al ” Patto per la promozione e lo sviluppo coordinato del turismo enogastronomico nell’ area vinicola collinare della Romagna”, a cui hanno aderito anche altri 10 importanti attori pubblici e privati del turismo eno-gastronomico della Romagna. Le tre province romagnole più Bologna (per il circondario di Imola) e gli altri soggetti territoriali, hanno quindi sottoscritto un pubblico, forte, comune impegno : consultarsi e coordinarsi, attraverso la creazione di un tavolo di lavoro comune, per valorizzare brand e prodotti della Romagna interna.
Il Protocollo d’intesa, siglato il 26 giugno 2008, prevede una serie di impegni e di attività periodiche che ogni soggetto aderente sarà chiamato ad onorare, anche in rapporto e sinergia con gli altri attori; è stato perciò costituito il Tavolo permanente di coordinamento del Pattopresso la sede di Romagna Terra del Sangiovese in Forlimpopoli ; tavolo di lavoro comprendente rappresentanti di tutti gli enti firmatari,che si vedranno per la riunione di apertura ai primi di settembre
“E’ un traguardo, se non storico, certamente importante e concreto per promuovere destinazione turistica e prodotti di qualità della terra e della tavola di Romagna in maniera concertata, condivisa e convincente – ha commentato il presidente di Romagna Terra del SangioveseGiuliano Monti, che ha aperto l’incontro – sta ora nell’impegno di tutti operare affinchè il patto non rimanga il solito pezzo di carta, ma sia l’inizio di un nuovo percorso nel quale la Romagna si presenta ai mercati del nuovo turismo finalmente unita, forte, affiatata..”
Nella presentazione che ha preceduto la firma del protocollo d’intesa, gli interventi degli assessori provinciali all’agricoltura Mauro Morri (Rimini), Gianluca Bagnara (Forlì-Cesena), Libero Asioli (Ravenna) e Gabriella Montera (Bologna) hanno ben
ricostruito ragioni e percorso della nascita del “Patto” (suggerito dalle circostanze storiche e dalle esperienze da tutti attraversate), che si è sviluppato e giunto a maturazione nel corso del progetto europeo Wineplan (2004-2007) : un fecondo laboratorio di stimoli, idee e programmi per la valorizzazione del “terroir” romagnolo con visione strategica e capacità di sintesi per coniugare radici, identità e tradizione con le esigenze di rinnovamento ed innovazione. L’affiatamento e la consuetudine al lavoro coordinato dei quattro assessori ha certamente stimolato e facilitato l’avvio di questi processi, e della loro prima espressione unitaria e concreta : l’aggregazione delle quattro Strade dei Vini e dei Sapori in Romagna Terra del Sangiovese.
Grande soddisfazione e stimolo per lavorare insieme, è stata espressa anche dagli altri protagonisti della firma del “Patto per la promozione e lo sviluppo coordinato del turismo enogastronomico nell’ area vinicola collinare della Romagna” :Pierlorenzo Rossi (GAL L’Altra Romagna), Roberto Ronchi (Consorzio Vini Romagna), Gian Alfonso Roda (Enoteca Regionale), Laila Tentoni (Casa Artusi), Gualtiero Malpezzi (Terre di Faenza), i presidenti delle Strade dei Vini e dei Sapori : Nicola Pelliccioni (Rimini), Gianluca Tumidei (Forlì-Cesena), Morena Trerè (Faenza) e Augusto Zuffa (delegato dal presidente di Imola). All’incontro era presente anche Luciana Garbuglia , vice presidente della Strada di Forlì-Cesena ed assessore provinciale al turismo
La Romagna interna, con la nascita del Patto, si configura così da oggi interessante laboratorio : sulla base di processi e percorsi di “qualità globale”, uniti alla valorizzazione del forte e conosciuto brand “Romagna”, ricca di alcuni prodotti tipici eccezionali (come Sangiovese, Fossa, olio extravergine oliva, ecc.) , della dolcezza e dell’amabilità del territorio pedemontano tra Imola e Rimini, della unicità della cucina e del calore dell’accoglienza, può e deve colpire la domanda di qualità sia nazionale che internazionale dell’enoturismo e dello slow tourism.
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