30
giugno
2008

NEW YORK – Il Brunello può continuare a entrare negli Usa senza problemi. Unico requisito è che – secondo quanto si apprende – ogni partita sia accompagnata da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si affermi che il prodotto venduto negli Usa è uguale a quello commercializzato in Italia.

L’accordo raggiunto fra le autorità italiane e quelle americane non è ancora stato formalizzato, ma ha permesso la non entrata in vigore del blocco delle importazioni statunitensi di Brunello a partire dal 23 giugno, così come era stato minacciato dagli Usa. La ‘battaglia’ italo-americana sul Brunello è nata in seguito all’inchiesta della magistratura su aziende produttrici che avrebbero violato il Disciplinare di produzione.

“Scampato pericolo per il Brunello. C’é una via d’intesa che ha fatto sì che non scattasse il blocco dell’import” spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione dell’International Summer fancy Food & Confectionary Show, la più importante fiera del settore alimentare negli Stati Uniti. La svolta nella partita Brunello ci sarebbe stata nel corso del vertice Fao agli inizi di giugno, con l’incontro fra il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, e il suo omologo americano Ed Schafer.

Nei giorni seguenti gli ispettori statunitensi dell’Attb (Alcohol and Tobacco tax and trade bureau) sono giunti a Roma dove hanno incontrato Zaia e dirigenti del ministero dell’Agricoltura per fare il punto sui controlli del vino destinato all’export americano. I funzionari dell’ente federale statunitense si sono poi recati a Montalcino, per un incontro con i rappresentanti del Consorzio di Tutela del Brunello. L’accordo raggiunto – secondo quanto si apprende – prevede che le partite di Brunello con destinazione Usa siano accompagnate da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si dichiari che il prodotto venduto negli States è uguale a quello venduto in Italia. I controlli sul Brunello sarebbero poi stati affidati a una commissione esterna, e non più al consorzio all’interno del quale si sarebbe avviata una discussione sulla possibilità o meno di rivedere il Disciplinare di produzione. In particolare sarebbe allo studio la possibilità di inserire una dicitura con la quale si affermi che uno scostamento del 5-10% è tollerato. L’indagine della magistratura è infatti nata intorno all’ipotetico utilizzo di una piccola percentuale di uve non Sangiovese per produrre il blasonato vino italiano.

(ansa)


26
giugno
2008

Cantine Natale Gini sulla Wuding Road propone in larga maggioranza i vini di propria produzione come IGT toscano, Supertuscan barriccato (100% sangiovese barriccato in rovere francese per 17 mesi) e Chianti DOCG di Santo Spirito. Ma anche Brunello, Nobile di Montepulciano, Prosecco Veneto e Moscato del Piemonte. Particolare il vino da tavola toscano offerto, e un gioioso rosé, sempre toscano, fatto di Sangiovese, Canaiolo e Malvasia. La vera novità è però il “bagging box da 5 litri di vino della casa (Rmb 200), di lunga durata e sempre comodo da spillare.

Jing An District, Wu Ding Road 1110 (dietro Beijing Road)

武定路1110号

021 62179609



24
giugno
2008

Dal 28 giugno al 15 settembre si susseguiranno spettacoli teatrali, dirette radiofoniche, mercatini tipici, degustazioni guidate come quelle dedicate al vino nella rassegna “Tramonti DiVino” o la cottura all’aperto di una forma di Parmigiano Reggiano, allestite direttamente in spiaggia. Tutto questo con un unico obiettivo: divertire il pubblico – soprattutto i turisti che ogni estate affollano la costa dell’Emilia-Romagna – e intanto raccontare gli affascinanti segreti che stanno dietro alla produzione di una forma tonda e perfetta di Parmigiano Reggiano, l’invecchiamento di un profumato Pignoletto Doc dei Colli Bolognesi o la stagionatura dei saporiti Salumi tipici della zona di Piacenza. I protagonisti saranno loro: i vini autoctoni e i prodotti a denominazione dell’Emilia Romagna che vanta il record europeo con 26 Dop e Igp. In particolare l’accento di questa edizione sarà posto su produzioni come il Prosciutto di Parma Dop, il Parmigiano-Reggiano Dop, le Pesche e Nettarine di Romagna Igp, i Salumi Piacentini Dop, in abbinamento con i grandi vini come il Sangiovese di Romagna, i Lambruschi, il Pignoletto, l’Albana di Romagna, il Gutturnio, che figureranno sulla grande tavola idealmente allestita lungo la Riviera.


22
giugno
2008

(AGI) – Roma, 21 giu. – A partire da lunedi, 23 giugno, gli importatori di Brunello di Montalcino negli Stati Uniti dovranno essere in possesso al momento del rilascio in Dogana della dichiarazione di un ente governativo italiano che attesta per ogni marca ed annata il rispetto dei requisiti del disciplinare del Brunello di Montalcino a denominazione di origine controllata e garantita (docg) e che il prodotto ha i requisiti per essere venduto anche in Italia. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire i contenuti della circolare N.2/2008 del 20 giugno firmata da John J. Manfreda e pubblicata dall’ Alcohol and Tobacco tax and trade bureau (Attb) del Ministero del Tesoro Usa. Nella dichiarazione, su carta intestata dell’ente governativo italiano e datata, deve essere riportata – riferisce la Coldiretti – la marca del vino, l’annata di produzione, il nome e l’indirizzo del produttore con in calce la firma di un responsabile dell’ente governativo italiano. Gli importatori – continua la Coldiretti – necessitano di una sola dichiarazione per tutti le spedizioni che si riferiscono alla stessa marca, annata e produttore che dovra’ essere scritta in inglese od in italiano ma accompagnata dalla traduzione in inglese. Una copia della dichiarazione deve essere tenuta a disposizione negli uffici dell’importatore con il mancato rispetto della nuova norma che puo’ portare al ritiro delle licenze di importazione. La nuova circolare dell Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (Attb) fa venir meno – sottolinea la Coldiretti – la precedente minaccia di una sospensione delle importazioni di Brunello di Montalcino nata dall’indagine sul mancato rispetto del disciplinare di produzione, che coinvolge una decina di imprese, anche per l’impiego di uve diverse dal sangiovese che sono le uniche previste dal disciplinare. (AGI) Red/Sic (Segue)


21
giugno
2008

“Abbiamo ottenuto una proroga di qualche settimana, l’ultimatum scade il 23 giugno. Gli americani vogliono chiarezza, vogliono comprare quello che promettono le etichette sulle bottiglie. Il marchio Docg prevede Sangiovese al 100 per cento, chiedono che il vino rispetti il disciplinare. Non vogliono pagare come Brunello prodotti che contengono Merlot e Syrah. Ho parlato con il ministro Ed Shafer, incontrerò l’ambasciatore Spogli, la diplomazia Roma-Washington è al lavoro. Senza sosta”.


20
giugno
2008
PAOLO MASSOBRIO
La mia prima volta a Mocine, frazione di Asciano che sta sotto l’Abbazia di Monte Oliveto, fu vent’anni fa. Un gruppo di amici aveva riattato un cascinale in una campagna infinita (mille ettari), importante soprattutto come riserva di caccia. E difatti – ricorda Valerio – fu quella la loro prima attività.

Ma qui a Chiusure di Asciano, nelle Crete Senesi, anche la vite aveva una sua ragion d’essere giacchè, dal Medioevo fino al Novecento, i filari di vite si intervallavano agli ulivi. E tra i vitigni autoctoni c’erano il Foglia Tonda e il Barsaglina. Così, mentre si stava un po’ sgonfiando il boom degli investimenti nel vino, nell’anno 2000 Valerio decide di investire su quattro ettari. Si affida all’enologo Attilio Pagli per arrivare alle sue 20.000 bottiglie, dove il top è rappresentato dal rosso Mocine 2007 (60% sangiovese, 35% di foglia tonda e barsaglina, 5% di colorino). Vendemmia eseguita in 4 fasi e vinificazione separata per ognuno dei vitigni. Quindi assemblaggio e affinamento, in acciaio. E’ un rosso caratteristico, concentrato, madido di piccoli frutti e di una freschezza inaspettata. Chi lo ha assaggiato con me a Vinitaly è rimasto colpito dal carattere. E in attesa del fratello Ritocchi, siamo certi che nel vino di Toscana è nata una nuova stella.

MOCINE
ASCIANO (SI)
LOC. CHIUSURE PODERE COLOMBAIOLO
TEL. 0577707075

UNA BOTTIGLIA DI MOCINE  2007: EURO 15

lastampa.it


19
giugno
2008

In riferimento al comunicato stampa sulle “sottozone per il Sangiovese di Romagna” veicolato in questi giorni dall’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio e territori limitrofi e ad alcuni articoli comparsi sui media prendendo spunto da tale comunicato, il CONSORZIO VINI DI ROMAGNA vuole fare alcune necessarie precisazioni.

Innanzi tutto l’identificazione delle “sottozone” del Sangiovese, che saranno chiamate “menzioni geografiche aggiuntive”, non sono ancora state individuate/formulate. Infatti, all’interno del Consorzio Vini di Romagna c’è una commissione specifica di esperti che sta lavorando in questa direzione ma non c’è ancora nulla di definitivo. Quindi parlare già di sottozone riportanti in nomi delle aree geografiche (Predappio, Bertinoro, Faenza, Imola e Alta Riminese, come indicato nel comunicato dell’Associazione) è quantomeno prematuro.

La volontà del Consorzio Vini di Romagna è sicuramente quella di poter caratterizzare i propri vini attraverso le “menzioni geografiche aggiuntive” e di farlo in tempi rapidi. Però occorre compiere tutti i passi necessari perché questa operazione possa dare i risultati sperati in un’ottica dell’innalzamento del livello qualitativo dei prodotti e di conseguenza di maggiore riconoscibilità ed attrattività per il mercato.

Iniziative dei singoli produttori, volte ad anticipare i tempi tecnici necessari a questa importante operazione di valorizzazione del Sangiovese di Romagna, sono però controproducenti in quanto ingenerano confusione fra gli altri produttori soci del Consorzio e anche nei consumatori. E questa confusione, ovviamente, non è di aiuto per l’attività di promozione dei vini romagnoli.


19
giugno
2008

PREDAPPIO – La Rocca è pronta a riaprire i battenti dopo il lungo restauro. Il simbolo storico del paese diventerà, dalla fine di luglio, la ‘casa’ del sangiovese, con la nuova gestione dell’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, guidata da Giuseppe Nicolucci. Sarà una vetrina per i prodotti tipici del territorio ed un luogo, non solo per conoscerli, ma anche per assaggiarli ed acquistarli. Un rilancio turistico della Predappio enogastronomica.

Inizialmente resterà aperta il sabato e la domenica, sperando in buon afflusso, che potrebbe prolungarne l’apertura.


17
giugno
2008

VERONA (Reuters) – Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha detto oggi che presto incontrerà l’ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli per illustrare i nuovi provvedimenti presi a tutela della qualità del Brunello di Montalcino nel tentativo di convincere le autorità americane a non bloccare le importazioni del famoso vino toscano.

In seguito all’apertura di un’inchiesta della magistratura sul Brunello, che si sospetta in alcuni casi fosse prodotto con uve diverse dal Sangiovese, il mese scorso le autorità Usa hanno minacciato di bloccare le importazioni se entro il 23 giugno non si fosse provveduto a dare garanzie sul contenuto delle bottiglie commercializzate negli Stati Uniti.

“La vicenda Brunello è tutt’altro che conclusa. Incontrerò l’ambasciatore Usa Spogli e cercheremo di fornire ulteriori garanzie precisando che chi le fornirà sarà un comitato di saggi”, ha detto Zaia ai giornalisti, a margine di un incontro con i rappresentati dei pescatori. “Spero che ciò scongiuri il blocco delle importazioni dall’Italia”, ha aggiunto.

La settimana scorsa, il ministro ha creato un comitato di tre esperti indipendenti che avranno il compito di analizzare il Brunello prodotto e certificarne la composizione in modo da evitare che siano utilizzate uve diverse da quella ammessa nel disciplinare.

“Se i produttori di Brunello si fossero adoperati prima per recepire gli uvaggi nei loro disciplinari oggi sarebbero totalmente regolari”, ha detto Zaia.


14
giugno
2008

La nuova struttura, realizzata a Collevalenza di Todi dalla Tiesse Holding, che ha investito nell’operazione 3 milioni di euro, punta ad intercettare il mercato dell’enoturismo in continua espansione

La struttura di 2.500 metri quadrati, voluta dall’imprenditore Stefano Todini, è stata disegnata da un architetto di fama internazionale come Massimo Papiri, interior designer che ha curato la realizzazione della sala degustazione, mentre il progetto complessivo è stato firmato dall’architetto Maura Franciosa.
La cantina è di proprietà dell’Agricola Todini, una delle società di punta della Tiesse Holding, il Gruppo che raccoglie le aziende di famiglia del settore turistico ed agroalimentare.
La nuova struttura può contare su 300 ettari di seminativi e 70 di vigneti e garantirà, entro i prossimi anni, una produzione complessiva di oltre 500.000 bottiglie l’anno, che contribuiranno a farne una delle più importanti realtà vitivinicole dell’Umbria. L’investimento di Todini supera i 3 milioni di euro.

La Cantina Franco Todini produce 5 diverse etichette: il Bianco del Cavaliere – Grechetto di Todi DOC Colli Martani, che nasce da un antico vitigno proveniente dalla Magna Grecia e importato in Italia dagli Etruschi; e 2 rossi, il Nero della Cervara – Igt Umbria, vino di punta prodotto in produzione limitata e il Rubro – Sangiovese DOC Colli Martani. A questi si aggiungono il Tìaso – rosso Igt Umbria ed Eteria – Grechetto Igt Umbria, vino aromatico dai profumi complessi.

Con l’apertura della nuova struttura, il marchio Todini punterà non solo ad imporsi nella produzione di vino di qualità, ma anche ad offrire servizi alternativi per i turisti. Nella Cantina, infatti, sarà possibile degustare i prodotti dell’azienda, visitare la bariccaia, assistere a concerti e mostre d’arte, ma anche seguire tutte le fasi di lavorazione del vino. “Noi – spiega Stefano Todini – intendiamo rivolgerci ad un nuovo tipo di turismo, quello dei prodotti tipici e del territorio, che rappresentano un elemento fondamentale del Made in Italy”.
Tra vigneti e Relais, la Tiesse Holding punta a conquistare il mercato dell’enoturismo, oggi in grande espansione. Si parla di un bacino potenziale di 4 milioni di turisti. Il tutto per un fatturato di ben 2,5 miliardi di euro. In Italia, dal 1993 ad oggi, si è passati dalle 25 cantine aperte al pubblico alle 12.000 che sono attualmente visitabili, di cui però solo il 10% attrezzate anche per l’accoglienza (fonte GoWine Bocconi 2007).