5
luglio
2008
Benedetto Ferrara

Il decreto appena firmato riapre le porte del mercato americano
Tutti si chiedono se il consorzio deciderà di cambiare il disciplinare

MONTALCINO - Ore 11,30: tra le vigne e il cielo, a mezzo chilometro dal paese del vino, del miele e un tempo anche del Pci, nel caldo cattivo sta sventolando la bandierona della Lega.
Sono arrivati da tutta la Toscana («Io da Livorno, deh» dice il più bassino del gruppo), per tifare Luca e brunello, e per piantare il vessillo padano tra i filari della bella Montalcino.Sono un pugno di uomini. Ma ci sentono da morire. E quando davanti all´entrata della tenuta Costanti Colle al Matrichese sfila l´auto blu del ministro Luca Zaia, scattano gli applausi e, in tanti, scattano pure sugli attenti. E´ lui, il giovane uomo forte da Conegliano, completo blu sfiancato e pochette verde padania che spunta di un soffio dal taschino, colui che dopo lo scandalo del sangiovese tagliato e taroccato annunciò «Ci penso io», a presentarsi qui tra le colline insieme all´ambasciatore Usa Ronald Spogli, per annunciare al mondo che tra il brunello e gli Stati Uniti la pace è fatta e che tutti, produttori, lavoratori e bevitori, adesso possono stare tranquilli. Sì. Come recita il decreto appena firmato dallo stesso Zaia, a controllare che al marchio Docg corrisponda il cento per cento di uva sangiovese da ora in poi ci penserà il ministero delle politiche agricole e non più il consorzio dei produttori. L´Icq (istituto controllo qualità), organo dipendente dal ministero, rilascerà una dichiarazione a seguito di richiesta da parte delle ditte che esportano il vino negli Stati Uniti. Caso chiuso, quindi. Scongiurato il pericolo di blocco delle esportazioni negli States. E anche quello di discorsi formali ad alto rischio noia.
Zaia, infatti, taglia cortissimo. «Dalle mie parti si dice: salami lunghi, prediche corte». Meglio così. «Ma è giusto ribadire – dice il ministro – che per la vicenda brunello non si è mai parlato di messa a repentaglio della sicurezza alimentare: qui in Italia la sicurezza alimentare è di casa. Ma questa storia rischiava di innescare un effetto domino pericoloso, anche perché la concorrenza internazionale era già pronta a inserirsi e a conquistare terreno. Vorrei ricordare a tutti che l´Italia, con i suoi quarantanove milioni di ettolitri, è il primo produttore del mondo. La Francia la segue con 46».
E qui, davanti alla classifica, scatta l´applauso agro-patriottico. Compreso quello del rinato sindaco di Montalcino Maurizio Buffi, un democratico Docg venuto a rendere omaggio al padano Docg pure lui, il ministro che ha piazzato un bel colpo in trasferta, visto che sta parlando da vincitore davanti a una bandiera con Alberto da Giussano nella regione che frulla da sempre tra le mani del nemico. Sintetico anche l´ambasciatore Spogli: «Sono lieto che la questione si sia conclusa con ragionevolezza e in tempi brevi. La qualità del brunello non è mai stata messa in discussione e sono sicuro che questo vino continuerà a essere simbolo di eccellenza italiana nel mondo». Poi entrano un paio di avvenenti signore o signorine con due bottiglioni immensi di brunello tra le braccia. Il ministro e l´ambasciatore sorridono mentre abbrancano i simpatici gadget da venti litri l´uno e da chissà quanti euro, e si fanno fotografare mentre gli invitati al miracolo intitolato «brunello, rialzati e cammina», si scaraventano accaldati verso il buffet. «Non sono un leghista, ma quello che ha fatto per noi questo ministro è davvero importante. Tra l´altro è venuto fin qui e per di più con l´ambasciatore americano», dice a mezza voce uno dei 256 produttori di brunello, un giovane elegante che prega gentilmente di restare anonimo. I 7 milioni di bottiglie prodotte annualmente (di cui il 60 per cento esportato) andavano salvate. Sì, certo, con gli Usa tutto ok. Ma c´è sempre un´inchiesta per truffa in commercio che riguarda quei tredici produttori accusati di aver tagliato con uve di altra provenienza la produzione del 2003. Ieri mattina, prima di salire a Montalcino, Zaia ha incontrato a Siena il procuratore Nino Calabrese. «Per correttezza gli ho sottoposto il decreto prima che diventasse pubblico e, nel pieno rispetto del suo lavoro, ho chiesto velocità nella risoluzione della vicenda».
Ora tutti si chiedono se prima o poi il consorzio deciderà di cambiare il disciplinare. In futuro, qualche taglio di merlot o di altre uve potrebbe diventare la regola, insomma. «Su questo non decido certo io», dice Zaia. Già, queste scelte spettano all´assemblea dei produttori. Ma è presto per avere risposte su questo argomento. Ora, per quelli del consorzio del brunello, è il momento per tirare un bel sospiro di sollievo. E per i tifosi di Zaia quello di rimettersi in viaggio dopo la vittoria in trasferta. Le bandiere vengono ripiegate e infilate nel bagagliaio. Arrivederci a tutti, i leghisti vanno via felici e soddisfatti: «Grande Luca, bene così. Ma ora si va via. S´ha anche fame, deh».

da repubblica


4
luglio
2008

«Ho appena firmato un decreto che ho preparato lavorando fianco a fianco con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Ronald Spogli: sarà il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, attraverso l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità, a verificare e ad attestare la tracciabilità delle partite di vino Brunello di Montalcino destinate agli Usa. Abbiamo concordato un sistema di certificazione riconosciuto dall’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino». Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia ha voluto andare a Montalcino, insieme con il rappresentante del governo di Washington nel nostro Paese, per annunciare che la querelle sul Brunello, già disinnescata un mese fa evitando il blocco delle esportazioni di Brunello negli Usa e scongiurando la perdita di un mercato da 30 milioni di euro, è definitivamente chiusa. Lo strumento è appunto un decreto legge con cui il ministero delle Politiche agricole si assume il compito di garante dei 7 milioni di bottiglie di Brunello di Montalcino che sono vendute nel mondo.

Tutto era cominciato a fine marzo con un’indagine su alcuni produttori che avrebbero utilizzato altri vitigni non rispettando il disciplinare del Brunello che prevede l’utilizzo al 100% di uve Sangiovese. «Ho voluto affrontare questa vicenda personalmente, forse anche in maniera energica – ha ribadito Zaia – ma l’ho voluto fare con il massimo rispetto per il Consorzio e per i 256 produttori di questo grande vino. Con la costituzione del Comitato di garanzia, poi, abbiamo voluto dire che, anche sul fronte dei controlli, il ministero c’è e non si tira indietro».

In pratica i produttori di Brunello, oltre a dover continuare a sottoporsi ai consueti controlli del Consorzio di tutela, per esportare negli Stati Uniti d’ora in poi dovranno ottenere una specifica dichiarazione di conformità, riconoscibile anche da organismi internazionali, che sarà rilasciata dall’ufficio di Firenze dell’Ispettorato per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari del ministero.


4
luglio
2008

Le province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Bologna hanno deliberato con atto di giunta l’adesione al ” Patto per la promozione e lo sviluppo coordinato del turismo enogastronomico nell’ area vinicola collinare della Romagna”, a cui hanno aderito anche altri 10  importanti attori pubblici e privati del turismo eno-gastronomico della Romagna.  Le tre province romagnole più Bologna (per il circondario di Imola) e gli  altri soggetti territoriali, hanno quindi sottoscritto un pubblico, forte, comune impegno : consultarsi e coordinarsi, attraverso la creazione di un  tavolo di lavoro comune, per valorizzare brand e prodotti della Romagna interna.

Il Protocollo d’intesa, siglato il 26 giugno 2008, prevede una serie di impegni e di attività periodiche che ogni soggetto aderente sarà chiamato ad onorare, anche in rapporto e sinergia con gli altri attori; è stato perciò costituito  il Tavolo permanente di coordinamento del Patto presso la sede di  Romagna Terra del Sangiovese in Forlimpopoli ; tavolo di lavoro comprendente rappresentanti di tutti gli enti firmatari, che si vedranno per  la riunione di apertura ai primi di settembre

E’ un traguardo, se non storico, certamente importante e concreto per promuovere destinazione turistica e prodotti di qualità della terra e della tavola di Romagna in maniera concertata, condivisa e convincente – ha commentato  il presidente di Romagna Terra del Sangiovese Giuliano Monti, che ha aperto l’incontro – sta ora nell’impegno di tutti operare affinchè il patto non rimanga il solito pezzo di carta, ma sia l’inizio di un nuovo percorso nel quale la Romagna si presenta ai mercati del nuovo turismo finalmente unita, forte, affiatata..”

Nella presentazione che ha preceduto la firma del protocollo d’intesa, gli interventi degli assessori provinciali all’agricoltura Mauro Morri (Rimini), Gianluca Bagnara (Forlì-Cesena), Libero Asioli (Ravenna) e Gabriella Montera (Bologna) hanno ben

ricostruito  ragioni e percorso della nascita del “Patto” (suggerito dalle circostanze storiche e dalle esperienze da tutti attraversate), che  si è sviluppato e giunto a maturazione nel corso del progetto europeo Wineplan (2004-2007) :  un fecondo laboratorio di stimoli, idee e programmi per la valorizzazione del “terroir” romagnolo con visione strategica e capacità di sintesi per coniugare radici, identità e tradizione con le esigenze di rinnovamento ed innovazione.  L’affiatamento e la consuetudine al lavoro coordinato dei quattro assessori ha certamente stimolato e facilitato l’avvio di questi processi, e della loro prima espressione unitaria e concreta : l’aggregazione delle quattro Strade dei Vini e dei Sapori in Romagna Terra del Sangiovese.

Grande soddisfazione e stimolo per lavorare insieme, è stata espressa anche dagli altri protagonisti della firma del “Patto per la promozione e lo sviluppo coordinato del turismo enogastronomico nell’ area vinicola collinare della Romagna” : Pierlorenzo Rossi (GAL L’Altra Romagna), Roberto Ronchi (Consorzio Vini Romagna), Gian Alfonso Roda (Enoteca Regionale), Laila Tentoni (Casa Artusi), Gualtiero Malpezzi (Terre di Faenza), i presidenti  delle Strade dei Vini e dei Sapori : Nicola Pelliccioni (Rimini), Gianluca Tumidei (Forlì-Cesena), Morena Trerè (Faenza) e Augusto Zuffa (delegato dal presidente di Imola). All’incontro era presente anche Luciana Garbuglia , vice presidente della Strada di Forlì-Cesena ed assessore provinciale al turismo

La Romagna interna, con la nascita del Patto,  si configura così da oggi interessante laboratorio : sulla base di processi e percorsi di “qualità globale”, uniti alla valorizzazione del forte e conosciuto brand “Romagna”, ricca di alcuni prodotti tipici eccezionali (come Sangiovese, Fossa, olio extravergine oliva, ecc.) , della dolcezza e dell’amabilità del territorio pedemontano tra Imola e Rimini, della unicità della cucina e del calore dell’accoglienza, può e deve colpire la domanda di qualità  sia nazionale che internazionale  dell’enoturismo e dello slow tourism.


30
giugno
2008

NEW YORK – Il Brunello può continuare a entrare negli Usa senza problemi. Unico requisito è che – secondo quanto si apprende – ogni partita sia accompagnata da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si affermi che il prodotto venduto negli Usa è uguale a quello commercializzato in Italia.

L’accordo raggiunto fra le autorità italiane e quelle americane non è ancora stato formalizzato, ma ha permesso la non entrata in vigore del blocco delle importazioni statunitensi di Brunello a partire dal 23 giugno, così come era stato minacciato dagli Usa. La ‘battaglia’ italo-americana sul Brunello è nata in seguito all’inchiesta della magistratura su aziende produttrici che avrebbero violato il Disciplinare di produzione.

“Scampato pericolo per il Brunello. C’é una via d’intesa che ha fatto sì che non scattasse il blocco dell’import” spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione dell’International Summer fancy Food & Confectionary Show, la più importante fiera del settore alimentare negli Stati Uniti. La svolta nella partita Brunello ci sarebbe stata nel corso del vertice Fao agli inizi di giugno, con l’incontro fra il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, e il suo omologo americano Ed Schafer.

Nei giorni seguenti gli ispettori statunitensi dell’Attb (Alcohol and Tobacco tax and trade bureau) sono giunti a Roma dove hanno incontrato Zaia e dirigenti del ministero dell’Agricoltura per fare il punto sui controlli del vino destinato all’export americano. I funzionari dell’ente federale statunitense si sono poi recati a Montalcino, per un incontro con i rappresentanti del Consorzio di Tutela del Brunello. L’accordo raggiunto – secondo quanto si apprende – prevede che le partite di Brunello con destinazione Usa siano accompagnate da un certificato rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura nel quale si dichiari che il prodotto venduto negli States è uguale a quello venduto in Italia. I controlli sul Brunello sarebbero poi stati affidati a una commissione esterna, e non più al consorzio all’interno del quale si sarebbe avviata una discussione sulla possibilità o meno di rivedere il Disciplinare di produzione. In particolare sarebbe allo studio la possibilità di inserire una dicitura con la quale si affermi che uno scostamento del 5-10% è tollerato. L’indagine della magistratura è infatti nata intorno all’ipotetico utilizzo di una piccola percentuale di uve non Sangiovese per produrre il blasonato vino italiano.

(ansa)


22
giugno
2008

(AGI) – Roma, 21 giu. – A partire da lunedi, 23 giugno, gli importatori di Brunello di Montalcino negli Stati Uniti dovranno essere in possesso al momento del rilascio in Dogana della dichiarazione di un ente governativo italiano che attesta per ogni marca ed annata il rispetto dei requisiti del disciplinare del Brunello di Montalcino a denominazione di origine controllata e garantita (docg) e che il prodotto ha i requisiti per essere venduto anche in Italia. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire i contenuti della circolare N.2/2008 del 20 giugno firmata da John J. Manfreda e pubblicata dall’ Alcohol and Tobacco tax and trade bureau (Attb) del Ministero del Tesoro Usa. Nella dichiarazione, su carta intestata dell’ente governativo italiano e datata, deve essere riportata – riferisce la Coldiretti – la marca del vino, l’annata di produzione, il nome e l’indirizzo del produttore con in calce la firma di un responsabile dell’ente governativo italiano. Gli importatori – continua la Coldiretti – necessitano di una sola dichiarazione per tutti le spedizioni che si riferiscono alla stessa marca, annata e produttore che dovra’ essere scritta in inglese od in italiano ma accompagnata dalla traduzione in inglese. Una copia della dichiarazione deve essere tenuta a disposizione negli uffici dell’importatore con il mancato rispetto della nuova norma che puo’ portare al ritiro delle licenze di importazione. La nuova circolare dell Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau (Attb) fa venir meno – sottolinea la Coldiretti – la precedente minaccia di una sospensione delle importazioni di Brunello di Montalcino nata dall’indagine sul mancato rispetto del disciplinare di produzione, che coinvolge una decina di imprese, anche per l’impiego di uve diverse dal sangiovese che sono le uniche previste dal disciplinare. (AGI) Red/Sic (Segue)


21
giugno
2008

“Abbiamo ottenuto una proroga di qualche settimana, l’ultimatum scade il 23 giugno. Gli americani vogliono chiarezza, vogliono comprare quello che promettono le etichette sulle bottiglie. Il marchio Docg prevede Sangiovese al 100 per cento, chiedono che il vino rispetti il disciplinare. Non vogliono pagare come Brunello prodotti che contengono Merlot e Syrah. Ho parlato con il ministro Ed Shafer, incontrerò l’ambasciatore Spogli, la diplomazia Roma-Washington è al lavoro. Senza sosta”.


19
giugno
2008

In riferimento al comunicato stampa sulle “sottozone per il Sangiovese di Romagna” veicolato in questi giorni dall’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio e territori limitrofi e ad alcuni articoli comparsi sui media prendendo spunto da tale comunicato, il CONSORZIO VINI DI ROMAGNA vuole fare alcune necessarie precisazioni.

Innanzi tutto l’identificazione delle “sottozone” del Sangiovese, che saranno chiamate “menzioni geografiche aggiuntive”, non sono ancora state individuate/formulate. Infatti, all’interno del Consorzio Vini di Romagna c’è una commissione specifica di esperti che sta lavorando in questa direzione ma non c’è ancora nulla di definitivo. Quindi parlare già di sottozone riportanti in nomi delle aree geografiche (Predappio, Bertinoro, Faenza, Imola e Alta Riminese, come indicato nel comunicato dell’Associazione) è quantomeno prematuro.

La volontà del Consorzio Vini di Romagna è sicuramente quella di poter caratterizzare i propri vini attraverso le “menzioni geografiche aggiuntive” e di farlo in tempi rapidi. Però occorre compiere tutti i passi necessari perché questa operazione possa dare i risultati sperati in un’ottica dell’innalzamento del livello qualitativo dei prodotti e di conseguenza di maggiore riconoscibilità ed attrattività per il mercato.

Iniziative dei singoli produttori, volte ad anticipare i tempi tecnici necessari a questa importante operazione di valorizzazione del Sangiovese di Romagna, sono però controproducenti in quanto ingenerano confusione fra gli altri produttori soci del Consorzio e anche nei consumatori. E questa confusione, ovviamente, non è di aiuto per l’attività di promozione dei vini romagnoli.


19
giugno
2008

PREDAPPIO – La Rocca è pronta a riaprire i battenti dopo il lungo restauro. Il simbolo storico del paese diventerà, dalla fine di luglio, la ‘casa’ del sangiovese, con la nuova gestione dell’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, guidata da Giuseppe Nicolucci. Sarà una vetrina per i prodotti tipici del territorio ed un luogo, non solo per conoscerli, ma anche per assaggiarli ed acquistarli. Un rilancio turistico della Predappio enogastronomica.

Inizialmente resterà aperta il sabato e la domenica, sperando in buon afflusso, che potrebbe prolungarne l’apertura.


17
giugno
2008

VERONA (Reuters) – Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha detto oggi che presto incontrerà l’ambasciatore Usa in Italia Ronald Spogli per illustrare i nuovi provvedimenti presi a tutela della qualità del Brunello di Montalcino nel tentativo di convincere le autorità americane a non bloccare le importazioni del famoso vino toscano.

In seguito all’apertura di un’inchiesta della magistratura sul Brunello, che si sospetta in alcuni casi fosse prodotto con uve diverse dal Sangiovese, il mese scorso le autorità Usa hanno minacciato di bloccare le importazioni se entro il 23 giugno non si fosse provveduto a dare garanzie sul contenuto delle bottiglie commercializzate negli Stati Uniti.

“La vicenda Brunello è tutt’altro che conclusa. Incontrerò l’ambasciatore Usa Spogli e cercheremo di fornire ulteriori garanzie precisando che chi le fornirà sarà un comitato di saggi”, ha detto Zaia ai giornalisti, a margine di un incontro con i rappresentati dei pescatori. “Spero che ciò scongiuri il blocco delle importazioni dall’Italia”, ha aggiunto.

La settimana scorsa, il ministro ha creato un comitato di tre esperti indipendenti che avranno il compito di analizzare il Brunello prodotto e certificarne la composizione in modo da evitare che siano utilizzate uve diverse da quella ammessa nel disciplinare.

“Se i produttori di Brunello si fossero adoperati prima per recepire gli uvaggi nei loro disciplinari oggi sarebbero totalmente regolari”, ha detto Zaia.


14
giugno
2008

La nuova struttura, realizzata a Collevalenza di Todi dalla Tiesse Holding, che ha investito nell’operazione 3 milioni di euro, punta ad intercettare il mercato dell’enoturismo in continua espansione

La struttura di 2.500 metri quadrati, voluta dall’imprenditore Stefano Todini, è stata disegnata da un architetto di fama internazionale come Massimo Papiri, interior designer che ha curato la realizzazione della sala degustazione, mentre il progetto complessivo è stato firmato dall’architetto Maura Franciosa.
La cantina è di proprietà dell’Agricola Todini, una delle società di punta della Tiesse Holding, il Gruppo che raccoglie le aziende di famiglia del settore turistico ed agroalimentare.
La nuova struttura può contare su 300 ettari di seminativi e 70 di vigneti e garantirà, entro i prossimi anni, una produzione complessiva di oltre 500.000 bottiglie l’anno, che contribuiranno a farne una delle più importanti realtà vitivinicole dell’Umbria. L’investimento di Todini supera i 3 milioni di euro.

La Cantina Franco Todini produce 5 diverse etichette: il Bianco del Cavaliere – Grechetto di Todi DOC Colli Martani, che nasce da un antico vitigno proveniente dalla Magna Grecia e importato in Italia dagli Etruschi; e 2 rossi, il Nero della Cervara – Igt Umbria, vino di punta prodotto in produzione limitata e il Rubro – Sangiovese DOC Colli Martani. A questi si aggiungono il Tìaso – rosso Igt Umbria ed Eteria – Grechetto Igt Umbria, vino aromatico dai profumi complessi.

Con l’apertura della nuova struttura, il marchio Todini punterà non solo ad imporsi nella produzione di vino di qualità, ma anche ad offrire servizi alternativi per i turisti. Nella Cantina, infatti, sarà possibile degustare i prodotti dell’azienda, visitare la bariccaia, assistere a concerti e mostre d’arte, ma anche seguire tutte le fasi di lavorazione del vino. “Noi – spiega Stefano Todini – intendiamo rivolgerci ad un nuovo tipo di turismo, quello dei prodotti tipici e del territorio, che rappresentano un elemento fondamentale del Made in Italy”.
Tra vigneti e Relais, la Tiesse Holding punta a conquistare il mercato dell’enoturismo, oggi in grande espansione. Si parla di un bacino potenziale di 4 milioni di turisti. Il tutto per un fatturato di ben 2,5 miliardi di euro. In Italia, dal 1993 ad oggi, si è passati dalle 25 cantine aperte al pubblico alle 12.000 che sono attualmente visitabili, di cui però solo il 10% attrezzate anche per l’accoglienza (fonte GoWine Bocconi 2007).